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“Martedì sociali“: il Governo spagnolo ripropone il regio decreto-legge preelettorale.

Data di pubblicazione: 20/10/2026
Eduardo Ortega Figueiral

Il Governo spagnolo annuncia o lascia filtrare una successione di pacchetti di misure sociali in vista delle elezioni del 29 novembre. Esaminiamo quanto è dato conoscere allo stato attuale, ciò che non travalica la consistenza di un mero annuncio preelettorale e gli elementi che sarebbe opportuno ponderare con particolare cautela.

Quanti, come noi, hanno ormai qualche capello grigio in questo ambito ricorderanno la primavera del 2019. Con le Camere sciolte e le elezioni del 28 aprile ormai imminenti, il Governo spagnolo inaugurò —e provvide esso stesso a battezzare, circostanza davvero significativa— i cosiddetti “venerdì sociali“: Consiglio dei ministri dopo Consiglio dei ministri, pacchetto dopo pacchetto di regi decreti-legge a contenuto lavoristico e sociale. Da quelle settimane scaturirono, fra l’altro e con esclusivo riguardo alla materia del lavoro, l’estensione del congedo di paternità, l’obbligo di registrazione dell’orario di lavoro e il ripristino del sussidio per gli ultracinquantaduenni. Già allora osservammo, nelle nostre Circolari 8/2019 e 9/2019, che tale formula appariva giuridicamente assai discutibile e che alcune di quelle misure ben difficilmente potevano qualificarsi come urgenti: ne costituisce prova il fatto che molte di esse giacevano da anni in un cassetto e si ridestarono, quasi miracolosamente, nel pieno della precampagna elettorale.

Sette anni più tardi, a Camere sciolte e con le elezioni politiche indette per domenica 29 novembre, il Governo spagnolo ha manifestato l’intenzione di reiterare l’operazione. Poiché i Consigli dei ministri si tengono oggi di martedì anziché di venerdì, la denominazione si è trasformata in “martedì sociali“. Muta il giorno della settimana, ma temiamo che la tecnica normativa rimarrà sostanzialmente immutata.

 

È essenziale precisare che nessuna delle questioni qui esaminate è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dello Stato spagnolo.

La presente valutazione si fonda su indiscrezioni di stampa, dichiarazioni pubbliche e note di precampagna: materiali che, in questo periodo dell’anno, devono essere maneggiati con la massima circospezione. L’esperienza insegna che, fra quanto viene annunciato in conferenza stampa e quanto finisce per essere pubblicato —sempre che lo sia— può talvolta intercorrere un’intera legislatura. Le presenti osservazioni perseguono, pertanto, una finalità rigorosamente preventiva e, perché non dirlo, non sono prive di una meditata componente critica.

Ricordiamo, inoltre, che le principali organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero generale per l’11 novembre, due giorni prima dell’avvio della campagna elettorale. Al riguardo pubblicheremo a breve un’apposita circolare.

 

Può il Governo spagnolo legiferare a Camere sciolte?

Sì. Lo scioglimento delle Camere non determina la cessazione del Governo né preclude l’adozione di regi decreti-legge, la cui convalida, durante tale periodo, spetterà alla Deputazione permanente del Congresso dei deputati. Sin qui, nulla si discosta dall’ortodossia costituzionale.

Questione affatto diversa attiene all’articolo 86 della Costituzione e al requisito della “straordinaria e urgente necessità” ivi contemplato. La disponibilità di uno strumento normativo non implica che qualunque contenuto possa legittimamente esservi ricondotto; e un’urgenza rimasta impercettibile per anni, salvo poi manifestarsi repentinamente a cinque settimane dalle elezioni, induce quanto meno a sollevare un sopracciglio —o a posarvi sopra l’indice; l’allusione è sufficientemente chiara.

Ciò non costituisce, tuttavia, una censura delle finalità perseguite dalle misure, sulle quali ci asteniamo dal formulare valutazioni, bensì della tecnica legislativa impiegata. Intervenire in materia lavoristica e previdenziale mediante il reiterato ricorso a regi decreti-legge, in assenza di consultazione, di relazioni istruttorie e con entrata in vigore pressoché immediata, determina un costo che non ricade su chi annuncia tali provvedimenti, bensì su chi è tenuto ad applicarli: le imprese.

 

Quanto dovrebbe essere annunciato oggi

Il primo “martedì sociale” sarebbe previsto per la giornata odierna e avrebbe un contenuto essenzialmente previdenziale. Stando alle notizie pubblicate, il pacchetto comprenderebbe una nuova tutela per incapacità temporanea in favore delle donne affette da patologie connesse alla menopausa; un miglioramento equivalente per le vittime di violenza di genere; modifiche alla prestazione per l’assistenza a minori affetti da cancro o da altra malattia grave —si prospetta la possibilità che entrambi i genitori ne fruiscano simultaneamente o alternativamente, nonché il suo prolungamento oltre il ventiseiesimo anno d’età nei casi di particolare vulnerabilità—; un accesso più flessibile alla pensione di reversibilità per le coppie di fatto con figli comuni; nonché miglioramenti di talune pensioni straordinarie derivanti da atti di terrorismo e della tutela degli orfani per violenza di genere.

Non elaboreremo, sulla base di tali indiscrezioni, un’analisi tecnica suscettibile di risultare obsoleta già domani. Possiamo nondimeno anticipare dove risiederanno le criticità qualora tali misure approdino effettivamente nella Gazzetta Ufficiale: non nel riconoscimento del diritto, enunciabile in poche righe, bensì nella determinazione della decorrenza, dei destinatari, delle modalità probatorie e del soggetto sul quale graverà il relativo onere economico.

 

Fra le restanti questioni, soltanto il salario minimo merita attenzione; per il resto, occorrerà attendere

Come già rilevato, si discute di un calendario di misure da adottarsi nei martedì successivi, senza che sia dato sapere se esse vedranno effettivamente la luce. Ciò che, per contro, è certo è l’incremento del salario minimo interprofessionale per il 2027, destinato comunque a intervenire e costituente, nell’ambito dell’intero complesso di proposte, l’unica misura con incidenza imprenditoriale diretta e sicura. Le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative rivendicano un aumento del 7%. Il Governo spagnolo non ha ancora assunto una posizione e si attende il parere —non vincolante— del comitato di esperti. A fronte di un indice preliminare dei prezzi al consumo di ottobre pari al 4,9%, la nostra previsione —e di mera previsione si tratta— si colloca in prossimità di tale valore. La rivalutazione delle pensioni, nonché delle basi e delle aliquote contributive per il prossimo esercizio, segue il consueto iter di dicembre; presentarla oggi come una “misura sociale” risponde, semplicemente, a una strategia di comunicazione.

 

E ciò che si profila dietro le quinte, senza sempre raggiungere la stampa

Sussiste, inoltre, un secondo livello, meno visibile, del quale appare opportuno lasciare espressa constatazione proprio perché non è emerso sui mezzi d’informazione. Nel dialogo fra le parti sociali riaffiorano, con intensità variabile, proposte ben note: la riduzione dell’orario massimo legale di lavoro, la digitalizzazione e l’inasprimento degli obblighi di registrazione dell’orario di lavoro, la disciplina risarcitoria del licenziamento alla luce delle decisioni del Comitato europeo dei diritti sociali, nonché eventuali ulteriori interventi in materia contrattuale. Nulla di tutto ciò è stato formalizzato per iscritto, nessuno lo ha confermato e ben potrebbe rimanere allo stadio di mera ipotesi. Nondimeno, il formato del “martedì sociale” costituisce, per sua stessa natura, il veicolo ideale per far confluire nella Gazzetta Ufficiale, con un dibattito assai limitato, disposizioni che difficilmente avrebbero superato l’ordinario procedimento parlamentare. Ne diamo atto con ogni opportuna riserva, ed è precisamente per tale ragione che riteniamo doveroso segnalarlo.

 

In sintesi

Fino al 29 novembre sarà opportuno mantenere la necessaria lucidità: non considerare vigente ciò che è stato soltanto annunciato; non modificare alcuna procedura interna prima di avere esaminato la Gazzetta Ufficiale; e accostarsi sistematicamente ai titoli di stampa con sano scetticismo. Il Dipartimento di Diritto del lavoro e della previdenza sociale monitorerà, martedì dopo martedì, quanto verrà effettivamente approvato e vi informerà tempestivamente di ogni disposizione suscettibile di produrre concrete ricadute operative.

 

Perché, alla luce di quanto precede, da qui alle elezioni i martedì saranno tutto fuorché privi di avvenimenti.

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